ECONOMIA

SEZIONE ECONOMIA

Sommario
  • Il punto di vista della UE
  • Argomenti a favore della Macro Regione Alpina
  • Macro Regione Alpina
  • Prospettiva Macro economica
  • Prospettiva Micro – I primi elementi
  • Residuo fiscale delle regioni italiane
  • Costi storici (a) e Costi standard (b)
  • Gettito fiscale Lombardia, Piemonte e Veneto
  • Confronto dei Bilanci nelle diverse realtà amministrative

Premessa: Il punto di vista della UE. L’origine della Macro Regione

La Comunità Europea sin dall'inizio ha posto  al centro della sua azione ogni opportunità e programma utile per aumentare il benessere della sua popolazione (bibl.1). A tal fine da sempre fornisce ad ogni paese membro i finanziamenti possibili, alla luce della programmazione che rientrano rispettivamente  nella politica agricola (PAC) e nella politica industriale (Fondi strutturali), assegnando  al primo settore (PAC) circa un quarto del proprio bilancio ed al secondo circa un terzo. Per il periodo 2014-2020 sono previsti circa 330 miliardi per i soli Fondi strutturali che diventano anche il doppio e il triplo per le quote che obbligatoriamente, secondo i Regolamenti UE, ogni paese deve mettere a disposizione per ricevere detti finanziamenti (V. Fondi strutturali). Per esempio l'Italia riceve dalla UE per i Fondi strutturali circa 28 miliardi di euro e alla fine mette a disposizione per questa voce oltre 100 (cento) miliardi di euro tra Fondi UE e Nazionali  (v. sito Fondi strutturali). Se nell’attuare questi programmi vi fossero degli elementi transfrontalieri  tali da facilitarne la riuscita, questa  sarebbe una ragione sufficiente per adottare la logica della Macro Regione, per facilitare la programmazione volta allo sviluppo dei territori (bibl.2). Il principio della sussidiarietà vige anche in questo caso e si pone all’origine degli eventuali accordi che i Paesi interessati possono determinare. È evidente che di fronte alla possibilità di raggiungere degli accordi transfrontalieri, capaci di facilitare la riuscita di un programma, non si comprende per quale motivo la UE non dovrebbe favorirlo. Infatti, nel 2009 otto Stati hanno dato vita alla Macro regione del Mar Baltico (vedi MR Baltico) e analogamente nel 2011 altri nove stati membri della UE hanno attuato quella del Danubio che segue il Fiume Danubio e che interessa oltre 100 milioni di abitanti (vedi sezione). Nel 2013 a Grenoble ulteriori sette Stati (UE) si sono accordati per porre in essere la Macro Regione Alpina la quale si riferisce a circa settanta milioni di abitanti (v. sezione).

ARGOMENTI A FAVORE DELLA MACRO REGIONE ALPINA

Molti sono gli argomenti a sostegno dell'opportunità della Macroregione Alpina. I diversi punti di vista insiti nelle sezioni del presente sito, ne sono una palese dimostrazione. Innanzitutto le ragioni della Macro Regione Alpina, si possono ricondurre a un approccio economico, sia dal punto di vista micro-economico che macro-economico. In un mondo che si avvicina sempre più ad una gestione tendenzialmente planetaria dei mercati, gli aspetti macro- economici non possono essere tralasciati. Tuttavia, nell'intenzione di individuare i fattori determinanti dello sviuppo e del benessere delle persone, non si possono dimenticare anche le considerazioni più locali cioè, micro-economiche. In genere l'approccio economico è quello che riceve le maggiori attenzione dei Mass media. Ciò vale per le analisi-politiche e infatti le politiche di Bruxelles sostengono con forza questo specifico approccio. In definitiva, pensiamo di non dover produrre particolari sforzi per giustificare la presenza e legittimità dell'approccio economico, a fini interpretativi e di pianificazione, anche nel contesto della Macro Regione Alpina. Infatti, tutti sono d'accordo nel ritenere che la produzione del denaro non può essere mantenuta separata dalla creazione del benessere delle persone, e per tale motivo la sua ricaduta collettiva deve essere non solo visibile ma il più trasparente possibile. Tuttavia l'esperienza del grande settore della Pianificazione territoriale degli ultimi decenni, nei paesi sviluppati, ha posto in evidenza in modo chiaro che non tutti i problemi si possono risolvere solo da quel punto di vista. Si deve procedere ad una puntuale integrazione sia delle sue motivazioni sia delle sue analisi.

-Da un lato è radicata l'idea che afferma, che se il mondo del lavoro ha un tasso di disoccupazione basso, si creano i presupposti per una diffusione del benessere. Quindi, quando l'occupazione è alta le persone vivono meglio, e in conclusione, da questo punto di vista, si tende ad assumere che anche tutto il resto della macchina sociale funzioni meglio. Con buona probabilità, nel determinare la strategia della Macro Regione Alpina, dopo i primi passaggi elementari, per avviare la macchina, nelle fasi successive si dovrà chiarire tanto l'evoluzione negli ultimi decenni del tasso di occupazione e disoccupazione nelle sue varie Regioni, a fronte della produzione del PIL, quanto l'eventuale differenza che si manifesta nel confronto dei prezzi al dettaglio dei prodotti giornalieri (costo del latte, del pane, della frutta, del caffè, della benzina, del riscaldamento, ecc.). Le differenze sono degli indicatori quanto mai utili per determinare i settori da indagare onde diffondere eventuali vantaggi anche all'interno della Macroregione..
-Dall'altro lato il nuovo approccio della Sostenibilità, apparso alla fine dell'ultimo secolo, ha modificato alla radice l'egemonia della matrice economica, affiancando ad essa le esigenze della cosiddetta matrice ambientale. In questo modo si sono incrinate molte certezze del passato, benché per i detrattori di questo discorso, che non demordono, non è cambiato alcunché. Ci riferiamo alla tradizione neo-classica e marginalista e all'opposto quella keneysiana (F. v. Hajech- vs -J.M.Keynes), che tuttavia nella sottovalutazione del dato ambientale, sono abbastanza simili. Viceversa anche la matrice ambientale che caratterizza i territori della Macro Regione Alpina dovrà essere oggetto di attenta valutazione (v. Sez. Amb.) e anche per suo tramite cercare di innalzare il benessere.

Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che l'Area Alpina proprio nei suoi aspetti naturalistici e ambientali ha un tradizionale punto di forza. La natura è una peculiarità delle varie forme del paesaggio alpino, utilizzata per esempio dall'offerta turistica, ed il rischio consiste nella possibilità di perdere tale qualità o diminuirne la ricchezza (impoverimento della bio-diversità). Sicché a fronte di un moderato aumento del PIL degli ultimi anni, da ben valutare, ciò che continua ad apparire sempre più in modo allarmante risulta essere l'incremento dei fenomeni di inquinamento alla varie scale, ripetiamo compresa anche quella del tutto inedita di forme di inquinamento dell'intero pianeta. Si pensi al cambiamento del clima, con il surriscaldamento che implica per esempio la graduale scomparsa dei ghiacciai e una diminuzione delle nevicate. In base a queste nuove analisi e soprattutto alla luce dei disastri territoriali, la fiducia nella completezza ed autosufficienza delle analisi tecniche degli economisti, ha perso ogni credibilità. Infatti sono parziali. Necessitano di altre valutazioni. Per chiarezza ricordiamo nella tabella seguente, le due tipologie di indicatori che devono necessariamente convivere, in un'unione sostenibile, e far parte della programmazione vincente anche della nuova strategia della Macro Regione Alpina. Di seguito inziamo ad esporre alcuni indicatori.

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Tabella 001-2 – Indicatori economici da integrare con quelli ambientali

In base alle considerazioni, ora sinteticamente ricordate, si è pattuito che è erroneo consegnare ai soli tecnici e/o alle mere tecniche di analisi costi / benefici, le decisioni determinanti nel campo della programmazione del territorio (un nuovo attraversamento viario (ferro, gomma, acqua,aria), un allargamento o ricomposizione di un tessuto urbano, nuovi poli produttivi, prevenzione contro i rischi naturali, ecc.). Una parte consistente dei ricercatori più attenti alla fine dell'ultimo secolo si sono convinti sempre di più che non esiste solo l'indicatore del denaro (monetario e/o finanziario), nell'assumere le decisioni politiche e di programmazione territoriale, benché, ben inteso, non si possa negarne l'importanza. L'altra parte di ricercatori, più o meno in buona fede, che purtroppo spesso non vedono al di là dei locali del proprio studio, continua per la vecchia strada.

INDICATORI PRIORITARI PER LA STRATEGIA DELLA MACRO REGIONE ALPINA

Ciò detto la strategia della Macroregione Alpina costituisce una proposta operativa che deve essere valutata a fronte delle due prospettive rispettivamente Macro economiche e Micro economiche, senza dimenticare tuttavia, in base a quanto ora richiamato, che anche queste informazioni dovranno essere integrate adeguatamente con le valutazioni degli altri settori che compongono il territorio e che in questo sito sono divisi, benché in sintesi, in apposite sezioni. Il parametro così costruito è quello socio-economico e ambientale.

Prospettiva MACRO-economica

La strana realtà della moneta unica europea: Euro (€)

Il dato monetario e le sue politiche, incide sia sugli aspetti micro che macro economici. Inoltre l'ultima crisi finanziaria iniziata nel 2007/8, ancora in corso in molti paesi UE nel 2014, ha posto in evidenza diverse debolezze dell'Euro, non  sufficientemente considerate alla sua nascita nel 2001. Molti iniziali sostenitori, per esempio, stanno riflettendo sul'opportunità della sua continuazione o al contrario di un'eventuale sua profonda trasformazione. Un punto centrale riguarda l'autonomia prevista dai Trattati UE della Banca Centrale europea (BCE) di Francoforte. Questa Banca, la quale ripetiamo svolge un ruolo autonomo ed è istituzionalmente a sè stante, deve gestire l'Euro con l'aiuto delle cosiddette Banche nazionali di ciascun paese, come ad esempio la Banca d'Italia per la Repubblica italiana. Tuttavia anche quest'ultima, come molte altre degli altri paesi, sono sostanzialmente Banche private. Infatti dal 1981 la Banca d'Italia ha "divorziato" dal Ministero del Tesoro. Sicché la domanda che ha senso porsi afferma: La ex-Banca d'Italia (così forse andrebbe chiamata) difende gli interessi di chi? In quanto Banca privata difende gli interessi dei suoi azionisti, che detengono almeno il 95% delle sue quote. Questi, fino a prova del contrario, non corrispondono necessariamente con quello dell'intero paese Italia. Sicché seguendo questo tipo di lettura, o eventuali posizioni di incoerenza, si possono spiegare molti avvenimenti occorsi durante la crisi finanziaria mondiale del 2007/08 e soprattutto l'inanità di fatto dimostrata dagli organi centrali UE e della BCE a fronte delle tensioni internazionali dei mercati. La costituzione dell'eventuale Macro-Regione-Alpina, pur nella modalità specifica in cui si determinerà, rappresenta un evento tale da essere considerato importante per l'intera Comunità Europea. Di conseguenza la stessa Macro Regione Alpina si dovrà confrontare con i punti centrali che animano il dibattito della UE, tra cui certamente, rientra anche la continuazione o diversificazione dell'attuale politica della BCE, e in particolare la gestione dell'Euro. Attualmente per esempio la Germania esporta le sue merci con un valore monetario sottovalutato che favorisce il suo mercato, mentre l'Italia esporta i suoi prodotti con una moneta, l'Euro, che è sopravvalutata e che quindi la svantaggia (peggiora le esportazioni). Inoltre, i circa settanta milioni di residenti della futura Macro Regione Alpina, già oggi sono responsabili di una parte importante del PIL dell'intera UE. Anzi, due sue aree, precisamente quella di Monaco e Milano, appartengono alle cinque più ricche della UE. Il famoso pentagono produttivo. Il loro ruolo tradizionale da un lato è quello di attrarre sviluppo, ma dall'altro è tale da vincolare, cioè condizionare lo sviluppo dei territori circostanti (tesi che ha fatto nascere il programma dei Fondi strutturali) (vedi). La presenza di questi settori rende inevitabile l'approfondimento di questi  nella definizioni delle mansioni che dovrà assumere la Macro Regione Alpina. (Macro_R.A.).

Per quanto riguarda i territori del nord Italia (Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Valle D'Aosta, Alto Adige, Trento, nonché Liguria e quant'altri intenderanno aggregarsi), questi hanno dei motivi economici specifici per aderire alla Macro_R.A. Infatti, detti territori, benché in modo varariato hanno tutti un saldo negativo con l'amministrazione centrale di Roma, cioè lo Stato italiano, eccetto Liguria e Val d'Aosta. Ovvero la differenza tra quanto versano tramite il prelievo fiscale dei propri cittadini a Roma, è nettamente superiore di quanto la stessa 'Roma' restituisce nelle varie forme ai territori locali. In questo caso si parla di residuo fiscale negativo. Per la Lombardia per esempio, la differenza è enorme. Si parla almeno di circa sessanta miliardi annui (v. residuo fiscale – sotto). Nel sistema cantonale svizzero questa situazione non avrebbe senso (!). Questo sforzo di trasparenza, in corso di realizzazione per i territori italiani, dovrà essere reso esplicito anche per le altre Regioni non Italiane, ovvero dello Spazio Alpino.

Alcuni dati possono chiarire questo tipo di considerazione
Per quanto riguara la pecentuale dei saldi delle stesse Regioni: La LOMBARDIA HA UN RESIDUO FISCALE RECORD PARI AL 17% DEL SUO PIL, IL MEZZOGIORNO UN PASSIVO DEL 17% DEL PROPRIO PIL;-Il Nord presenta un Residuo Fiscale attivo dell’11% del PIL (la Germania e’ al 2% come saldo primario attivo), l’Italia centrale al 2,4%, il Mezzogiorno un passivo del 17%. La Lombardia da sola ottiene un saldo attivo del residuo fiscale del 17% del proprio PIL, Emilia Romagna 11%, Veneto 10%. Tra le Regioni in passivo del resto d'Italia: la Calabria ha un deficit del 26% del proprio PIL, la Sicilia 19%, Campania e Puglia sul 17% (fonte: http://scenari-economici.it/). Alcuni dati sono espressi in tabella.

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Tabella 001-2 – Residuo fiscale delle  Regione Italiane

Per quanto riguarda il Nord-Italia, per ora solo una minoranza della popolazione ha consapevolezza che le tasse che essi pagano servono a mantenere in aggiunta ai propri servizi regionali e statali (PA, Sanità, Istruzione, Forze armate, Trasporti pubblici, ecc.), in buona parte anche quelli delle Regioni del Meridione d'Italia. Ovvero l'abitante del Piemonte, della Lombardia, del Veneto e/o dell'Emilia Romagna non è informato sul fatto che le tasse del proprio lavoro sono utilizzate da un lato ragionevolmente, per sostenere i servizi della propria Regione, ma al contempo, in modo assai discutibile, il suo lavoro paga anche i servizi degli abitanti della Calabra, della Puglia o della Campagna e delle altre Regioni del Meridione. Inoltre, a ciò si aggiunge il fatto che le Regioni del Sud registrano anche un'enorme evasione ed elusione fiscale, la quale da un lato è ormai una costante e dall'altro sbilancia ancor più la legittimità del prelievo fiscale e del suo residuo che stiamo considerando. Siamo di fronte ad una chiara e doppia ingiustizia.
Una sintesi dei dati di questa strana situazione è riportata nella tabella che precede. L'obiettivo di mantenere almeno il 75% delle tasse pagate nelle Regioni che producono tale ricchezza, sostenuto dal Governatore della Lombardia R.Maroni, nelle sue argomentazioni a favore della Macro Regione Alpina, si collega a questo tipo di considerazioni.
Di seguito si espone una sintesi dei dati forniti dal Centro studi della Lega Nord (2013). I dati riguardano il gettito fiscale rispettivamente delle Regioni Lombardia, Veneto e Piemonte che sostengono l'attuale ipotesi della nuova Macroregione Alpina. Nell'ultima colonna (valore assoluto) si evidenzia il quantitativo di denaro che le rispettive Regioni potrebbero utilizzare autonomamente se venissero accolte le loro propose di una ridistribuzione più equa del gettito fiscale esistente. La diversa distribuzione del gettito fiscale derivante dalle imposte dirette/indirette e altri tributi rappresentano una delle proposte cardine della nuova strategia della nuova Macro Regione Alpina. Se i dati non corrispondo al centesimo, ciò non costituisce un problema. Il nostro discorso è di sostanza e quindi è valido l'eventuale valore complessivo che di conseguenza può essee assunto anche in senso forfettario. Chi volesse utilizzare questo tipo di osservazione per denigrare, mostrerebbe un altro modo fraudolento per non affrontare la situazione. Il problema della disuguaglianza esiste e non si comprende chi lo possa contestare.

Al problema o stranezza del residuo fiscale ora indicato, oppure dell'evasione fiscale che caratterizza in particolare le Regioni del Sud Italia, si aggiunge anche un'ulteriore particolarità, riferita alla constatazione che gli Enti locali o la pubblica Amministrazione hanno costi diversi comprando le stesse merci, mentre la ragione dice che dovrebbero avere lo stesso prezzo. Per esempio, una siringa ad uso medico nelle Regioni del Nord ha un costo diciamo di dieci centesimi e la stessa siringa nelle Regioni del Sud è acquistata per un euro (!). Il fatto non solo è strano, o criminale utilizzando un altro parametro, ma non è affatto raro. Caratterizza moltissimi prodotti, e tale discorso rientra nella differenza tra i cosiddetti costi standard e storici.

COSTI STORICI (a) e COSTI STANDARD (b)

Non è accettabile, afferma la Lega Nord, che un analogo Servizio pubblico o attività amministrative come per esempio il controllo delle aree boschive, o l'acquisto di uno stesso oggetto come può essere la siringa utilizzata in Sanità (v. sopra), abbiano costi diversi per i bilanci pubblici degli Enti locali, a secondo della loro posizione geografica. Ovvero se gli Enti locali e le loro Amministrazioni sono siti al Nord o viceversa al SUD. Questa osservazione rientra nel dibattito tra i costi cosiddetti storici e standard in atto e che ha numerosi oppositori che ne bloccano gli eventuali benefici. Nella realtà, la gestione dei bilanci della PA delle Regioni del Sud Italia continua ad avvalersi di semplici e consuete forme di assistenzialismo e/o in molti casi di peculato, in considerazione della diffusione del fenomeno della criminalità organizzata (Mafie) che non può essere nascosto. La Legge approvata nel 2012 che doveva utilizzare la nuova distinzione tra i costi standard e storici, è stata approvata ma stenta ad essere impiegata. Il Governo Monti (11-11-2011) non ha ritenuto di impiegarla e quello successivo di Letta (28-04-2013), ha proceduto al rallentatore (v. bibl. 2). Per Renzi si vedrà. La distinzione tra Costi storici/Costi standard dovrà essere oggetto di adeguate considerazioni nella nuova strategia della; Macroregione Alpina, per il fatto che si pone come un occasione per utilizzare un approccio, se necessario trans-nazionale o più precisamente trans-regionale, con potenziale beneficio di tutti gli interessati. Per quale motivo quindi, non si dovrebbe utilizzare ?
Le Regioni che sostengono la nuova strategia della Macro-Regione Alpina affermano che il prelivo fiscale attualmente operato da Roma è iniquo e deve essere corretto nel modo espresso nella tavola seguente.

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Tabella 001-03 – Gettito fiscale in Lombardia, Piemonte e Veneto


BIBLIOGRAFIA

1) Trattato di Lisbona art. 131 che modifica l’art. 158 del ratato di Maastricht. (art.174 rafforzamento della sua coesione economica, sociale e territoriale.) ( v. sezione norme)

Trattato di Lisbona (cit. ) art. 174 – secondo parag. (v. sezione norme)

(2) 2013- Unioncamere del Veneto e Consiglio regionale del Veneto- Osservazioni sul federalismo e della finanza pubblica. http://www.osservatoriofederalismo.eu/pubblicazioni.asp?ln=ITA